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Maggio 19, 2026Maggio 22, 2026

EDILIZIA, L’ITALIA SI DIVIDE TRA EDIFICI ENERGIVORI E TRANSIZIONE CIRCOLARE: È IL GRUPPO SEIPA A FARE IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

Nel patrimonio immobiliare italiano il 30% degli edifici è ancora in classe G, con punte territoriali superiori al 37%. Parallelamente cresce il peso delle materie prime seconde: per il Gruppo Seipa la transizione ecologica delle costruzioni passerà sempre di più dall’integrazione tra efficienza energetica ed economia circolare.

L’edilizia italiana si trova davanti a una doppia transizione: da un lato la necessità di ridurre i consumi energetici degli edifici, dall’altro quella di diminuire il ricorso alle materie prime vergini attraverso il recupero dei materiali da costruzione e demolizione.

«Secondo elaborazioni su base SIAPE/ENEA già sviluppate nel settore immobiliare, il 30% degli immobili italiani si colloca ancora in classe energetica G, con forti differenze territoriali: nelle aree più efficienti la quota scende sotto il 20%, mentre in alcune province del Sud e del Centro supera il 35%» sottolineano gli analisti del Gruppo Seipa, realtà specializzata nella fornitura e gestione di materie prime, sia naturali che riciclate, impiegate nelle attività di costruzione e demolizione.

Ma se per anni la sostenibilità edilizia è stata associata quasi esclusivamente ai consumi energetici degli edifici, oggi emerge con forza anche il tema dell’impronta materiale delle costruzioni.

Nel comparto edilizio europeo il problema ha infatti una doppia dimensione: gli edifici consumano energia, ma il settore delle costruzioni assorbe anche enormi quantità di risorse naturali.

Secondo Eurostat, il comparto genera oltre 305 milioni di tonnellate annue di rifiuti da costruzione e demolizione (C&D), mentre il consumo complessivo di materiali nell’Unione Europea supera 1.094 milioni di tonnellate l’anno.

In questo ambito l’Italia si muove a più velocità, con differenze territoriali nella qualità energetica degli immobili che riflettono modelli edilizi profondamente diversi.

Nel Nord Italia la quota di edifici in classe G oscilla tra il 18% e il 26%, si registra una maggiore diffusione delle classi A e B e il mercato immobiliare appare più dinamico.

Nel Sud e nelle Isole la quota di immobili in classe G sale fino a quasi il 38%, il patrimonio edilizio risulta mediamente più datato e la riqualificazione energetica procede più lentamente.

Ma sono le grandi città a rappresentare il nodo centrale della transizione: Roma registra quasi il 30% di edifici in classe G; Milano si colloca intorno al 24% e Napoli supera il 36%.

«La transizione climatica si giocherà soprattutto nelle aree urbane, dove si concentrano consumi energetici, emissioni e domanda di materiali» spiegano gli analisti del Gruppo Seipa.

Accanto al tema energetico, cresce quindi il peso dell’economia circolare nel settore delle costruzioni. Nel 2025 Seipa ha gestito oltre 1,2 milioni di tonnellate di materiali tra ingressi e uscite dai propri impianti industriali. E circa il 60% dei volumi trattati è oggi rappresentato da aggregati inerti riciclati (AIR), derivanti dal recupero dei materiali da demolizione.

Negli impianti del Gruppo Seipa, la produzione di AIR ha superato le 320 mila tonnellate annue, con un tasso di reimpiego del 100%. Dal 2008 al 2025 la produzione di aggregati riciclati è cresciuta di 10 volte, trasformando progressivamente il recupero dei rifiuti in una vera filiera industriale delle materie prime seconde.

Il punto di svolta non riguarda più soltanto il recupero, ma la capacità di reintegrare stabilmente il materiale riciclato nei cicli produttivi dell’edilizia. «La sostenibilità del costruire non dipenderà soltanto dagli edifici efficienti, ma anche dalla capacità di utilizzare materiali a minore impatto ambientale e ridurre il consumo di risorse naturali» sottolineano gli specialisti del Gruppo.

Se da una parte un patrimonio edilizio energivoro implica maggiori costi energetici, minore competitività immobiliare e un rischio di svalutazione degli asset, dall’altra un modello produttivo ancora fortemente dipendente da materie prime vergini significa una maggiore pressione sulle risorse naturali, costi logistici più elevati e una maggiore esposizione alla volatilità delle materie prime.

Nel modello industriale Seipa, invece, la quota di materiali derivanti da estrazione mineraria vergine è diventata progressivamente marginale, mentre cresce il peso delle materie prime seconde certificate.

«L’integrazione tra efficientamento energetico ed economia circolare rappresenta la vera frontiera industriale dell’edilizia europea. La sostenibilità non è più soltanto una questione ambientale, ma un elemento sempre più centrale nella competitività della filiera delle costruzioni» concludono gli specialisti del Gruppo Seipa.

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